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11 luglio 3-4 CAP. "La libertà dell aquila".Terzo Capitolo La notizia Oggi mi sono svegliata tardi, Sono le sette e sono ancora a letto, ad occhi aperti ma sempre sotto le coperte!. Resto immobile, è indecifrabile leggere nel mio pensiero, anche per me. Non so a cosa sto pensando, anzi non sto pensando a niente, ma inverità c'è qualcosa a cui sto pensando. Mi chino a testa a penzoloni giu dal letto. Ecco, la mia amica polvere, sempre più grigia, quando la guardo mi viene di scappo un sorriso, non ci ho mai pensato ma la polvere della stanza mi ha tenuto compagnia per tutti questi anni, non sarei propio come esserne riconoscente a lei. Ora ho Cristy, e tutto tra di noi fila per liscio. Lei racconta, io ascolto, lei ascolta e io racconto. Mi ricordai di alcune parole "Il tuo sogno più grande?!" mi chiese un giorno, "Correre senza una meta, non so dove, ma di certo in qualcosa che mi porta, mi porta ovunque!". Glilelo avevo svetalato, lo tenevo dentro di me da un di tempo, da tutta la vita. Bussano alla porta. Qualcuno mi è venuto a svegliare. Finalmente, dasola non ce la posso fare sennò. scendere dal letto è addolorante, e fare i primi passi pare la cosa più complicata del mondo. Apro la porta. Come sono sono conciata, se i miei capelli sono confi e stroppiacciati, se il mio viso è presentabile, ma sopratutto, e se è la mearted?. Mi caccierebbero via dall'istituto. Mi viene da sghignazzare per un secondo, poi torno seria. Fortunatamente, ne esco felice. E' Cristy. "Cri!!" Esclamo appena la vedo, mi avvicino e l'abbraccio. Ogni volta che la vedo è un emozione continua, mi verrebbe da chiederle "Cosa si fa oggi, stai con me, stai con me , stai con me persempre?!". Lo so che è così, starà sempre al mio fianco. Ma la sua faccia sembra non essere dell'umore giusto. "Ti devo dire una cosa,", Si da ingresso in casa e si siede nel letto, ormai ne la proprietaria. "Cosa è successo?". So gia, non promette niente la sua espressione, la conosco e presto verrò a conoscenza di qualcosa, che... "Vado via". Mi disse quelle parole chiuse gli occhi per qualche minuto, mentre io la guardavo scioccata, credendo che fosse uno scherzo. Solo dopo poco mene accorsi, che non diceva affatto una bugia. I suoi occhi iniziavano a lacrimare. Ero immobilizzata, non sapevo cosa dire, dal silenzio mi scosse lei. "E' successo tutto troppo infretta. E' gia da un po di mesi, da poco che sono arrivata che durante una certa ora del pomeriggio mi vengono a fare visite, non ti ho detto niente perchè credevo che fosse qualcosa insignificante, ma non è così, perchè mi hanno detto, ieri sera che verrò addottata, capisci?". Lacrimava, piangeva mi abbracciò. "Tene vai?". Le chiesi terrorizzata. Ero chiusa dentro di me, non sapevo cosa dire, rispondere, L'unica cosa che sapevo è che volevo capire. Capire cosa stesse succedendo. "Si, mi sussurrò nell'orecchio". Succede sempre così, quando ti affezioni a qualcosa, è il momento di dirle addio. "Quando?". Avevamo entrambe le lacrime, a tento lei riusciva ad aprire bocca, deglutivo, continuamente. "Due settimane,!". Chiusi gli occhi, e le lacrime scesero ancora di più. "Dai, due settimane sono un'eternità, sono dodici giorni, perchè parto di sera, e motlo tardi!". Mi cercò di consolare, ma di leggeva nei suoi occhi, anche lei non pensava che fosse così. "Ma tu non capisci, sei troppo importante per me, tu sei..." Le afferrai le mani. "Tutto?,, lo so.. anche per me sei tutto". Mi precedette. "Perchè tene vai?" Ricominciai a piangere, la strinsi forte, adesso non riuscivo neanche a trattenermi, e il mio singhiozzare si sarebbe sentito dalla stanza accanto, probabilmente. "Ti voglio bene,,però non voglio passare le mie ultime settimane a piangere, a vederti disperata, dievrtiamoci, come se la nostra vita, fosse la più bella del mondo". Lei riprese a sorridere, anche io, ma per farla felice, lo sapevo che dentro di me, non era affatto così. "La tua vita in una casa normale, con due genitori arà la più bella del mondo!". La guardai sorridente, eppure piangevo, ancora. "No, tu mi mancherai" sbuffò certa. "Ti scorderai di me, incontrerai nuove persone, vedrai!". La guardai dritto negli occhi. "No, tu sarai sempre la, la mia miglire amica, te lo giuro!" Chiacchierammo. Verso le nove uscimmo dalla stanza per dimenticare quella brutta notizia iniziammo a mettere in atto le cose più divertenti che ci possano essere. E Cristy ne approffittò per lasciare un omaggio. Fece di tutto, per non dire di più. Scherzi telefonici, con il portatile dello studio della mearted, quando stava in rinunione o in pausa caffè. Guardavo Cristy agire entusiasta, volevo solo correre verso di lei, e abbracciarla, affinchè non sia arrivato quel giorno.. maledetto. Ecco un altro suo pregio nei momenti deprimenti riesce continuamente a trovarne una via d'uscita, uno stop, una conclusione, una parte di felicità, sempre. Alle dieci tornammo in stanza. Di pomeriggio dopo pranzo lo passammo assieme a tutti nei giardini. Ci riservammo in un muretto e iniziammo a pralre. "Guarda com'è bello il cielo oggi". Indicò inalto. Il suo dito era quasi fatto apposta a stare immobile tra il tuchese immendo che viveva sopra tutto. "Si, è bello!". "Quando andrò via, ti scriverò ogni giorno, non ti preoccupare". Si accorse del mio triste viso. "Scatta tante foto, anche alle stella più vicina al tuo balcone, così quando la vedrai tu, la vedrò anche io in fotografia!". Non ero felice, ma forse ci sarebbe stato modo e modo di rincontrarci, un giorno. "Ti ricordi due sere fa?". Le chiesi guardando il cielo bellissimo. "Si, quando abbiamo detto che saremmo state insieme per sempre, che maggiroenni, saremo uscite di cui mano per mano, volto per volto, gridando FELICITA'..." Mi disse lei ridendo. "Non è più possibile!". Dissi srallegrata. "Fallo tu per me, OK?" mi disse accarezzandomi i capelli. "Ci proverò, ma non sarà lostesso". Il pomeriggio si inoltrò in sera, restammo lì affinchè Kiki, vice direttrice ci raggruppò e decise di riportarci dentro. Erano passati dieci giorni. Cristy veniva nella mia stanza alle dei nella mattina, e stavamo insieme anche dopo cena!. "Tra quanto parti?" Non riuscivo a sentire quelle parole, eppure anche se me o ricordavo in mente come ricordavo il mio nome volevo che lo ripetesse, per sperare illusa che la data si sarebbe potuta alllungare da un momento all'altro. "Due giorni.." Era la sera, del penutilivo giorno di permanenza di Cristy. La mertaed, gli insegnanti e altri colaboratori volero fare un brindisi a Cirsty. Mi voltai sulle faccie di John e Sisy. Si tenevano per mano ad occhi lucidi. Mentre la mearted la fece avvicinare a se, e parlando ad alta voce le diede il suo addio. Mi midi a piangere, tutti mi notarono, avolte si voltavano, qualcuno mi consolava quando passava al mio fianco, ma nessuno meglio di cristy. Tutti sapevano quanto eravamo legate una all'altra. "Vuoi dire due parole Cristy?" Le chiese la direttrice non appena finito il suo discrosetto commovente, che in fin fine aveva commosso pure me. Mi fissò mi vise piangere, e la sua espressione si inrigidì, quasi come se non riusciì a tenere il sorriso poco più. "No, niente" Si levò il microfono di bocca, deglutì, e abbassò gli occhi al pavimento, i suoi capelli ricci lunghi e fini le rimbalzarono sulle orecchie. Si riavvicinò a me. "Bene!" escalmò la mearted. Posò il mcirofono al suo posto. Tutti tornarono nelle proprie stanze. "Oggi, è l'ultima notte, domani sera tene vai...Vieni a dormire in camera mia!". Le proposi. Salimmo le scale. Lei rise per tutto il tempo. "Non so se è concesso farlo" diceva. "Beh, oltrevoliamo alle regole!". Le ripetevo corraggiosamente. Entrammo in camera, Ci lavammo ci infilammo il pigiama. Lei aprì l'armadio, prese una coperta di lana bianca e si stese nel pavimento, Si strinse tra il mio cuscino, che le avevo concesso di tenere. Si coprì con delle lenzuola di ricambio che tenevo nel cassetto della biancheria. "Buona notte" Mi disse con la luce ancora accesa. "Sogna la cosa più bella" Aggiunsi, e tutto diventò buio. Aprii gli occhi. La visi ancora addormentata "Ultimo giorno, non vorrai passarlo nel letto!". Dissi a voce alta, per farla svegliare. "Noo!" si svegliò, sgranchì le gambe e si stroppiccciò gli occhi. Ci vestimmo, ci lavammo. "Aspetta". mi disse quando stavamo per uscire. "Ti ho fatto un regalo". sorrise. "Un regalo?" escalmai ansiosa. Teneva dietro la schiena le mani incrociate. "Esatto!". "tieni!" disse porgendomelo. Era un foglio di carta. Lo aprii lentamente. C'era una sua foto con scritto "Ricordati di me" con una scritta arancione grande, al lato invece c'erano taggati i nostri nomi "Sophie e Cristy, per sempre". Mi vennì da lacrimare, mi sentivo patetica, io stessa ero nauseata dal mio comportamento. Anche lei non riuscì a trattenersi. "E' solo per te!" Mi sussurrò. "Oh, sarà il mio porta fortuna.. è bellissimo, è stupendo" Esclamai piena di gioia. QuartO capitOlO La partenza Cercai in tutti i modi, preghai al mondo, mi inginocchiai piangendo che quella giornata diventasse la più lunga che abbia mai vissuto. Ma il mio desiderio non ne venì realizzato. Erano le cinque, mentre Cirsty mi parlava, io pensavo al tempo. Al tempo che va e che viene, che avolte dura troppo, quando vuoi farlo durare poco, e dura il minimo quando vuoi viverci un eternità in quell'istante. "Mi ascolti?" Chiese lei a tono leggeremente più acuto, facendosi udire alla perfezione. "No, scusa.. pensavo!" le dissi. "A che cosa?". "A starsera". Le dissi. "Questo sarà l'ultimo giorno bello della mia vita, quando pari il mio sorriso sparisce, assieme alla mia possibilità di vivere, Cristy, sei la mia medicina, sei le ossa del corpo che mi fanno muovere, i muscoli che mi danno l'elasticità e il sangue che nutre il mio corpo, senza di te è tutto inconcreto". "No non dire così, promettimi che.. che starai bene,io lo so, ce la puoi fare anche senza di me!" Le sue parole consolano, ma appena mi tolgo dal suo sguardo mi dispero, gia mia manca. Forse perchè so che manca poco, manca poco a sera. Le sorrido, come mai ho sorriso in vita mia. "Fammi solo una promessa!". Le chiesi. "Ricordami..". Restò fissa, come elettrizzata attaccata al mio sguardo, lei deglutì, lo feci anche io sucessivamente. "Lo farò.. sei tu che devi ricordare me però". "Ma è una domanda?!". le chiesi disturbata. "Tu sarai al centro dei miei pensieri anche quando io dentro di te non ci sarò più". La strinsi forte. "Hey,, scommetto che chi di scorderà prima dell'altra non sarà nessuna, ci vogliamo bene e questa è la dimostrazione" Mi disse piangendo. "Si, è inutile fare battaglia, mi fido di te!". Ci strinsimo le mani. "Cosa ne pensi?". Mi chiese ad un tratto. "Pensi di che cosa?". le chiesi. "Non lo so, era una domanda per sdrammatizzare la mia partenza,!". Risi assieme a lei. Tutto il pomeriggio fu di questo. Infilai il foglio ricordo che mi aveva,lasciato nella fessura del cassetto chiuso, era talmente sottile quella carta che ci entrava comuqnue!. Andammo a cena. Sentivo intorno a Cristy una gentilezza mai conosciuta dal resto dell'orfanotrofio. Certo, sarebbe partita. Non mene risucivo a convincere dasola. Ma ogni movimento, mi faceva tremare, non avrei saputo come reagire nel momento in cui sene sarebbe andata per sempre. E la sua tranquillità, la sua armonia, ancora, mi faceva andare via di testa, quanto la mia agitazione. Alle dieci La mertaed ci vennì a chiamre nella mia stanza. Ci fissammo, Cirsty mi allungò la mano e mi trasportò con lei, giu per le scale, dietro alla direttrice. Lo stomaco si rimpiccioliva, il mal di testa mi asssaliva. Sono le sensazioni che provi quando stai per lasciare qualcuno?. Mi chiesi. Entrammo in uno studio. Dove c'erano due signori sorridenti. Una signorina dai lunghi capelli biondi, dall'aria dolce e simpatica. Lui, invece un grande spilungone dai capelli grigi spettinati, e gli occhi azzurri, lucidi. "Ecco Cristy, ti ricordi di loro vero?,!". Le chiese la mearted. "Ti hanno fatto parecchie visite!". Le fece ricordare, e questo mi amareggià profondamente. "Cristym tutto Ok?!". La signora si avvicinò alla mia miglirore amica. "Si,!". "Io sono sindy, lo sapevi gia, ne avevamo gia parlato!". Disse la signora afferrandola per la vita e chinandosi alla sua stessa altezza. "Si, lui è leonardo, vi conosco!" disse Cirsty indicando il signore ancora seduto nella poltrona. I suoi occhi sbalzarono su di me, il sorriso sempre luccicante. "Bene, avete gia frimato tutto, io direi di.. procedere con..". le parole delle marted mi nauseavano. Non c'è fretta!! Volevo urlarle a grande voce. Forse per me no, per loro si. "Ok, la nuova casa ti piacerà Cirsty!" esclamò Sindy. "Ti piacciono gli animali?!" Chiese talolta leonardo lo sconoiuto signore, a momenti padre di Cristy. "Si, gli adoro",. Disse lei, fingendosi entusiasta. "Abbiamo un cane, tre gatti e un uccellino". Cristy sorrise, poi mi guardò a me con aria impaurta. "E' arrivato il momento, salutatevi!" Disse la mearted "Vi offrò un caffè, venite!" Aggiunse conducendoli fuori. Scoppiai in lacrime. Quel momento è arrivato, quel momento che voevo non arrivasse era arrivato. Eccolo,!. Cristy lacrimò come non mai, apppoggiò il viso sulla mia spalla. "Ti auguro di vivere bene, telo meriti!". le dissi cercando si interrompere le mie delusioni. "Hey, fai a vedere a tuti chi sei, mostra la persona fantastica che c'è in te, sei la migliore qua dentro, mostra agli altri di che stoffa sei fatta!". La guardai orgogliosa. "Realizza i tuoi sogni, e speriamo di ricontrarci!". Ora sorridevo, òa guardavo nella sua bellezza. "Sophie.. Quando un giorno sarai libera, ricordati di portare nella tua libertà un ricordo di quello che sono stata". Piangeva, piangeva. Barcammo dallo studio, Cristy salutò la direttrice, ma fissava me in lacrime. Mi sentivo al centro dei suoi pensieri, e sentivo lei altrettanto dentro i miei. La afferrarono per una mano, e iniziarono a camminare verso l'uscita. Si voltò parecchie volte. Non volevo guardarla. Ma lo feci. Ogni passo e sentivo mancare l'aria. Ogni metro di distanza e un vuoto dentro di me. Ogni centimetro vicino al portone di entrata e avrei voluto rincorrerla, prenderla per mano, e impedire a quei signori di portrla con se. Cristy mi fissava, sempre più lontana, guardavo la sua disperazione e mi disperavo a mia volta. Non troverò mai nessuno migliore di lei.. Il suo sguardo sparì, chiusero la porta, e il rumore violento mi fece chiudere gli occhi. Gli aprii di getto, e non c'era più nessuno. Volevo Cristy, e non la trovavo. La mearted era tornata nel suo studio, come se niente fosse, ma per me era tanto. Salii le scale, senza di lei al mio fianco era l'inizio della fine. Entrai in camera. E quando mi resi conto che era sparita davvero, mi gettai nel letto. Piansi, come non avevo mai pianto. Le persone sono la cosa che più al mondo ti puo fare più soffrire, E' VERO!, Ma le persone sono gli esseri viventi che ti possono cambiare la vita, e sono ciò che servono per sopravvivere. Piansi, inzuppai il cuscino, la luce si spense. Ad una certa ora tutto si devasta in un buio solo e disumano, E mi sentivo in solitudine. Lo sono stata sempre prima di consocere Cirsty, ma ora che la mia vita era nelle sue mani, era così e nessuno avrebbe dovuto portarmi via la feclitià che mi dava. I miei occhi non visero più niente. So che la notte sarebbe passata in meno di un attimo, avrei visto il sole, anche prima di aver terminato la mia frase, il mio pensiero, Mi sentivo morire. A quel punto pensai a una cosa che mi aveva detto Cristy. "Quando ti senti morire, pensa a chi sta morendo veramente e vorrebbe vivere!". Le mie lacrime scesero, morire avolte non vuoldire solo andare via per sempre, ma anche disperarsi per qualcosa, a cui tenevi veramente. ![]() Commenti (11)Per aggiungere un commento, accedi con il tuo Windows Live ID (se utilizzi Hotmail, Messenger o Xbox LIVE possiedi già un Windows Live ID). Accedi Non hai ancora un Windows Live ID? Registrati
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