| Scrivo per me's profileScrivere per mePhotosBlogLists | Help |
|
|
July 07 1-2 CAP. "La libertà dell aquila". Primo Capitolo.. La libertà dell'aquila Tutto come sempre... E' l'alba, sono stesa nel letto ancora disfatto. Nonostante la mia lunga permanenza in quest'Orfanotrfio non ho ancora capito, se qualcuno si decide a mettermi in ordine la stanza o se lo devo fare io stessa. A testa in giu, ammiro le sporcizie del pavimento. Mi piace osservare la polvere, come con un piccolo soffio di aria si disface, rotola e si rifà. E' uno dei miei passatempi preferiti, del resto non ho nient'altro. Solo il vestititino grigio, che la sarta di questo posto mi ha cucito a mano, ma in cambio ho dovuto saltare il pranzo per due giorni, e credo che in fin fine l'avrei fatto più di una volta. E' bellissimo, mi arriva alle ginocchia, è largo e comodo, messo sotto il sole luccica che pare un diamante. Alcune bambine mi invidiano, e la maggorparte mi odiano anche. Per questo non ho amiche, e qui dentro non ne voglio avere. A due anni mia madre mi lasciò sulle scale di una struttura, a quell'età non sapevo neppure cosa voleva dire orfanotrofio, suonò il campanello, poi scappò, mi misi a piangere, a strillare , e priva di sapere correre andai nel panico, restai cinque minuti sola, sotto le intemperie dell'inverno, la pioggia e il ghiaccio, qualcuno si scomodò finalmente, mi venì a prendere, e mi chiamò Sophie. Sono passati sei anni da quel giorno, ora che ho la possibilità di correre non posso. Sono imprigionata per sempre in questo posto, eppure non voglio nemmeno essere addottata da qualcuno. Io voglio mia madre, mio padre, ricordo solo poco di loro, ma quello che ricordo è che un giorno potevo essere felice, ora non più. Qualcuno bussa affannosamente alla porta. "Sophy ci sei?, aprimi sono la sig.Mearted" La sua voce mi spaventa, per non dire niente del suo aspetto estetico. Sembra una strega, la classica strega, di cui tutti i bambini hanno paura. Si veste di nero, con i suoi cappelli, le sue unghie affilate, con cui un giorno mi ha graffiata, senza chiedere neanche scusa. Apro la porta, eccola mi guarda snobbamente ed entra. "guarda come ti sei conciata i capelli.." sbuffa, e mi inzia a pettinare. "Ma a me piaciono così". Cerco di fermarla in tutti i modi, ma la mia voce piccola strdula e acuta non fa nessun effetto. "Ahio... così mi fa male". Sembra quasi che lo faccia apposta, tira i capelli come se fosse una gara a squadre di corda. "Non osare, rispondere!". Alza il tono della voce e ricevo il primo maledetto schiaffo della giornata. I miei occhi si riducono in lacrime silenziose, ma risparmio di singhiozzare. "Non hai ancora capito... per belle apparire bisogna soffrire!" Si è calmata, ma non esigo risponderle, per non beccarmi un'altra tozza, lo farei volentieri, glielo direi ad alta voce che detesto essere trattata così, e poi io non ne ho voglia di essere bella, ed è l'ultima cosa al mondo che vorrei essere, non sono un antipaica smorfiosa e vanitosa, dai capelli sempre racolti dalla coda alta, leccati con il gel. Io sono come voglio, però non posso essere come vorrei. Per questo odio stare qui, io non riesco a stare ferma, a fare quello che gli altri mi dicono,e tantomeno a sentire le sciocchezze che dice la Mearted. Tira ancora più forte, ma che razza di pettine usa?. "Sophie ricordati che oggi è il giorno delle conoscenze, per questo devi essere uno splendore....certo dubito che tu lo possa veramente diventare, ma facciamo come se lo fossi ok?!". Sempre le sue battutine infantili, lo so di non essere uno splendore, E questo perchè non sono nata con i capelli biondi gli occhi azzurri. Ma due brutti occhi neri quanto i capelli. "Quanti nuovi bambini verranno oggi alla giornata delle consocenze?". "Non la giornata delle conoscenze, ma il giorno delle conoscenze, stupida!". Secondo schiaffone, questa volta nella guancia sinistra, un dolore che provo la maggiorparte elle volte, ma anche se mi sarei dovuta abituare ormai, ognuno di questi mi da un dolore incredibile. Il giorno delle conoscenze avviene circa ogni mese, vengono nuovi bambini, raramente da tutto il mondo, ma la maggiorparte delle volte sono tutti italiani. "Saranno cinque, sei, per non dire una decina!". "E chi sono questi nuovi bambini, lei li conosce?" "No, ovviamente, spero solo che non ci siano maleducati, come.. come te". Mi da una spintina laterale, sembra che abbia finito di rendere ridicoli i miei capelli. Si china alla mia stessa altezza, mettendosi su un ginocchio. "Alle 8.00 james ti venrà a Laila ti verranno a prendere, e ti porteranno li, vedi di non fare capricci, e infilati le scarpe,mocciosa", alza il sopracciglio sinistro, mi da una leggera botta sui fianchi e sparisce. "PACE!" penso tra me e me. Apro l'armadio, che contiene uno specchio sullo sportello. giro gli occhi, potevo aspettarmelo da lei, una conciatura del genre non mel'avrebbe mai fatta nessuno. I miei capelli sono attorcigliati all'insù, mi fanno una specie di corona sulla fronte, li detesto!. prima di slegare quella porcheria di roba che avevo sulla testa, dedico dieci secondi a quello che potrebbero essere le conseguenze, e decido di tenermeli come meli ha fatti. Finalmente arrivano le otto, cinque minuti prima mi passano a prendere james e Laila, anche loro lavorano qui, sono una coppia di sposati, cento volte meglio della signora Mearted, anche se molto precisi come lei, e non riuscirei mai a dire simpatici. "Sophie, andiamo è gia tardi". Mi prendono per una mano, e mi portano fuori dalla stanza. Scendiamo le scale, di legno, al loro termine vi è un grande tappeto verde dai ricami orati floreali, lo adoperano sempre durante gli avvenimenti importanti. Tutti sono gia allineati, mi unisco alla fila di bambini, James e Laila, si vanno a sedere sulle prime file, assieme agli altri adulti dell orfanotrofio, insegnanti e dottoresse, staff e psicologi. la sig.Mearted si alza, come direttrice si dirige nel banchetto delle discussioni. Al centro di tutto il salone. Non capisco perchè ma in tutti i quatordori che chiacchiera inutilmente le sue solite romanzine e raccomandazioni, noi dobbiamo stare inpiedi. E sopratutto io, senza vedere dietro la folla bambinesca . Mearted mi fissa, stringe i denti e mi fa una smorfia. Finalmente arriva, afferrà il microfono con le mani e inizia la discussione. "E' importante per tutti oggi, per noi, addetti che dobbiamo prenderci cura di ragazzi in più, ma anche per voi che state per consocere nuovi bambini, io vi chiedo di stare in silenzio al loro ingresso, di conivolgerli, di diventargli amici e di non compiere sciocchezze in loro presenza, ovviamente anche senza la loro presenza, perchè qui non si fanno sciocchezze!", Inclina la guancia a destra ed emette un sorrisino atroce. "ora vi chiedo siete in ordine? controllatevi bene, i maschietti i pantaloni, le femminuccie il gonnellino,". Vi è un chicchierio tra di noi, "Il maglione, lo hai messo all'incontrario!" Dice Filipp a Jaxon. "Shhh,,, non dire che non ho messo i calzini" Prega Maddy a Lisa. "Se tu non dici che non mi sono pettinata". Dice Lisa a Maddy. Mearted fa un giro di osservazioni tra tutti noi, la maggiorparte si prendono schiaffoni, sberle, frustate. E vedere è sempre una delusione, un dolore anche solo sapere che esiste la cattiveria!. Perfortuna io sono in ordine. Appena passata accanto a me si avvicina e riordina una molletta fuori uscita, "Hai cercato di disfarteli?" Stringendo la lingua mi sussurra nell'orecchio. "No, affatto, sono meravigliosi sig. Mearted!". Il mio viso diventa pallido e impaurito. Sbuffa e si allontana. Che felicità, ho evitato la terza tortura del giorno. Si va a risedere. l'autista avvisa che l'auto con i nuovi arrivati sta per arrivare. Pochi minuti, il maggiordopo Flinker apre il portone. Tre bambini due ragazzine e un maschio fanno ingresso assieme a Jessica e Eddy, che hanno il compito di accompagnare i nuovi arrivati. I cori cantanti partono, la festa ha inizio. Un piccolo discorsetto della Mearted, su di loro. Il tempo passa, tra danze, cibo, ma molte cose solo per i più grandi. Alle 18.00 tutto si conclude, con un piatto di zuppa e poco pane, nella tavolata assieme a John, Sisy e Cristy, hanno nove, otto e undici anni. Ma ancora non ho avuto l'opportunità di conoscerli. Secondo capitolo.. La vita diventa bella, ! E' il giorno dopo. Mi ritrovo nel letto, nella stessa posizione del giorno precedente, è bellissima la polvere che si sfa e si rifà rotolando. avolte penso, che in fin dei conti la polvere per tutti non è niente, ma a pensarci, magari poter rotolare dove vuoi rotolare, saper volare e allo stesso tempo camminare, viaggiare, incontrare. Forse è solo mia questa disgrazia, di essere rinchiusa in una stanza dasola, destinat alla signora Mearted, a Laila e a James, a gli insulti e indifferenze degli altri, e le spalle sempre voltate contro del resto del mondo. I miei occhi sbalzano alla finestra. Non è permesso neanche guardare il cielo. E' tutto tappato, come se mi volessero uccidere di solitudine. Fissare le stelle, sarebbe forse stato di aiuto qualche notte, almeno loro avrebbero potuto tenermi compagnia, eppure neanche quelle, l'uinche cose sono le tapparelle, bianche, come se ci fosse altro colore in questa stanza, certo, aprte la polvere, quella è praticamente multicolore, la dentro quella sporcizia ci si accumola ditutto, per questo è meglio non toccarla mai, per non prendersi qualche malattia. Certo che sto peggio a restare rinchiusa qui che a sfiorarla nemmeno. Negli ultimi giorni ho tentato una fuga, o almeno l'ho pianificata. Datto che quando mi sono accorta che di notte sorvegliano il portone di ingresso ed ogni possibile altra uscita e serrata, non avevo possibilità di mettere in atto le mie prospettive. Un giorno ho sognato il mondo esteriore. Perchè pensando bene non so perfettamente come si svolge la vita fuori di qui, come vivono tutti, come vivono gli altri. Solo cinque benedette volte in sei anni che abito qui, in questa galera hanno avuto il cuore si farci assaporare l'aria, di farci correre nel cortile, e di raccogliere le margherite in un prato. Sono sicura adesso, alla prossima uscita scapperò, mi intrufolerò in un cespuglio, e quando tutti ritorneranno dentro, io sarò gia lontana!. Spingo, spingo, spingo cerco di spingere le tapparelle, ma lo strato di un qualcosa appiccicoso che le rende in removibili è un ostacolo immenso, che la mia poca ed umile forza non potrà mai superare. Bussano alla porta. NO!!!!!,,, la signora mearted NO!!!!,,, Mi guardo allo specchio prima di aprirle, mi fisso ad occhi contorti mi do una sistematina, e spalanco la porta. Altro che sig.Mearted sono gli arrivati di ieri, John Sisy e Cristy. All'aprire della porta non so come fiatare, e dal loro aspetto nemmeno loro sembrano intenzionati ad aprire bocca. "La direttirice ha detto di venire a fare consocenza da qualcuno, le ultime dieci stanze ci hanno chiuso la porta in faccia, farei lo stesso!" Chiese quella più alta, probabilmente cristy. "No, io sono Sophie!". Le sporsi la mano a pochi centimetri da lei. "Lui è john, lei sisy" disse indicando i suoi fratelli. "Invece io sono.." "Cristy!" la precedetti per un istante. "Esatto,!", Esclamò entusiasta. "Potete entrare, non ho nulla da fare". Gli lasciai ingresso liberò togliendomi dall'ingresso, loro non fecero complimenti varcarono la porta della camera, e chiusero la porta silenziosamente. "E', E' bello qui?". Chiese Cristy sedendosi atterra. "Intendi l'orfanotrofio o la mia stanza?" Con un cenno la invitai a sedersi nel letto, assieme a John e a sisy che ancora non avevano osato aprire bocca. "No, no,,, non la tua stanza". ridacchio per un momento, poi tornò seria. Avrei esclamato un NO spaccato, senza nessunapreoccupazione, nè timore, nè niente, è il posto più schifoso del mondo, e se fossi stata in voi non mi sarei mai fatta portare qui dentro. Mi trattenni, in fin dei conti sono appena arrivati e non posso accoglierli negativamente. "Ci sono cose belle e brutte.." Cercai di gironzolare intorno alla verità. ",, le cose brutte quali sono ?" Chiese appena finii l'ultima lettera della parola della frase. "Beh, le persone sono antipatiche, il letto e il resto degli utensili in stanza o sono inutili e scomodi, le giornate sono noiose, e non lasciano libertà!". Ok avevo detto tutto, ma spero ancora che nessuno dei tre si accorga dello squallore del posto. "Ehm, le cose belle, quindi?" Fece un sorriso di attesa, come se mi stesse precedendo. "Ehm..." "Beh, di cose belle c'è, lo sicaqquone del water va aahhh.. va a perfezione, ee... durante la festa di natale sono disponibili ben due porzioni di zuppa anzicchè una sola,, non è fantastico!!?". Cercai di mentire, ma Cristy e i suoi fratelli erano dei tipi svegli, sin dall'apparenza. "In poche parole,,, vivremo con dei topi in una fogna?!". Chiese John disgustato. "Si, in poche parole, hai centrato!". Mi misi a ridere, al mio ridacchiare si unirono tutti e tre, sempre terribilmente più forte. "Dimenticavo, la cosa peggiore, è che tutta la mattina fino a mezzogiorno bisogna stare zitti come dei muti, è inconcepibile!". Ora che avevano capito come andavano le cose qui, perchè non spiegarglielo alla perfezione?. "Ma noo, quindi niente chiacchiere, risate,?!". Chiese sisy a bassa voce. Le feci cenno di no con un sorrisino sbilenco. "Neanche scherzi??!" Chiese John. "NONO, quelli sono proibiti, ti cacciano se ti beccano!". "Assì e chi te lo ha detto?" chiese cristy sospettosa. "Quando avevo l'intento di tirare una torta di cioccolato in faccia alla mearted ho sentito che qualcuno ne parlava, non ho osato pianificare più idiozie!". Cristy si mise a ridere. "OkOk, ti credo.. e nemmeno notturne!?". mi mise la mano nella spalla, mi piaceva la sua confidenza. "Ehm, per quello non c'è proibizione, cioè ci sarebbe, ma se gli altri dormono... vale la pena sfruttarlo!". Dissi ricordando il mio volere fuggire. "Però se volete scappare non velo consiglio, questo posto è sorvegliato da mille e mille guardie, notturne e anche pomeridiane!" "Wow, sai propio tutto, e questo l'hai visto con i tuoi occhi?". Chiese Cristy fissandomi. "Ehm, un giorno ho cercato di fuggire, perfortuna il miagolio del gatto mi viene alla perfezione, e quando qualcuno si è accorto di una presenza, gli ho fatto fingere di essere un felino, e sono scappata via, prima che potessero accendere la luce!". Ripensai ancora alle mie illusioni di fuga, ci scappò una lacrima e anche un sorrisino. "UUhhhh, interessante". A cristy tremava la bocca. "Cri, Cri, dobbiamo fare il giro di altre stanze, andiamo!". John gli ricordò l'ora. "Voi andate io resto un altro po, ok?". Mi chiese supplicante. "Sarebbe bello!". Incorciò le gambe come per ascoltare la mia voce meravigliata. Intanto Sisy e John se ne andarono. "Dimmi, non ti piace stare qui?!". Mi chiese non appena chiusero la porta. "Non mi sento, come dire.... libera, ne felice" Fissai il mio vestitino. "E come mai sei qui, cosa ti è successo?". Mi chiese ancora. "Mia madre mi ha abbandonata quando avevo due anni, è fuggita, e ora, eccomi, senza nessuno". Ci scappò qualche sbuffata di amarezza. "Sai penso che se una donna non vuole un figlio... non dovrebbe nenche metterlo al mondo". Ora anche il suo volto si inscurò. "Tu, invece..?". Le chiesi tenendola per mano. "IO non ricordo di avere avuto neanche una mamma , penso che non mi hanno neanche dato il tempo di vivere come si deve, viaggio tra un orfanotrofio e l'altro, ma non conoscendo altro posto non mi lamento, sai.. come se conosci solo il pane, non sai che con spalmata la cioccolata sopra è più buono!". "Mi dispiace, parliamo d'altro?!". Cercai subito di cambaire discorso. "Sai cosa pensavo?". Le chiesi sorridente. "Tu riesci ad aprire quelle tapparelle la?". Lei si voltò verso la finestra. "Fammici provare, non deve essere complicato". Si alzò e cercò di spingere. "No, come non detto, non ci riesco....... ma perchè devi aprirle?". "Sto cercando un altro modo per evaquare da qui, come potrei fare?". "Non lo so, potresti forse... no, non ne ho idea". Ci riflesse un secondo poi si arrese un attimo dopo. "Si è fatto davvero tardi adesso, devo raggiungere i miei fratelli". "Si, grazie per la visita". l'accompagnai alla porta "Credo di avere trovato un amica". "Si, anche io, ripassa domani, mi piace parlare con te!". "Certo!". Mi sorrise chiuse la porta, e anche se era mancato solo quell'attimo, nello stesso momento mi mancò, qualcosa, la sua voce e la sua compagnia. Passarano giorni, io e Cirsty ci continuammo a frequentare, a vedere ogni singolo giorno. Avolte venivo io da lei, e altre volte lei da me, eravamo diventate inseparabili. Perdippiù con le nostre lunghe chiacchierate avevo iniziato a conoscerla come mai ho consociuto un'altra perona. Ero felice, felicissima. Non avrei mai pensato che qualcosa, anzi qualcuno vesse potuto cambiare la mia vita da così a così. Anche se i cieffoni della mearted non erano spariti, come le ignoranze e le infantilità del resto dell'orfanotrofio, Con cristy ero una persona sola, quello che pensavo io lo pensava lei, e vice versa. Era come una sorella. Parlavamo dell'IN e dell'OUT di come quando e dove vorremmo vivere, una volta compiuti diciotto anni e lasciati nelle mani del mondo aperto. Di lei ora sapevo tante cose adesso, i suoi gusti, le sue aspirazioni, peresempio adora gli animali, i cavalli, le piace ballare, cantare, ed è una persona bellissima. La adoro. La primavera stava varcando le soglie. Ora Tuttti i giorni uscivamo nel giardino, non avevo più voglia di andarmene, con cristy al mio fianco era bella l'esistenza. Le primule diventavano ogni giorno più grandi, i girasoli nell'orto si aprivano come mongolfiere colorate e si raddrizzavano contro la luce del sole. Le margherite piccole e inutili erano le cose più meravigliose che avessi mai visto. Semplici e piccole bianche e candide, soffici e dolci. Cristy me ne racoglieva alcuna ogni tanto, e io facevo lo stesso per lei, giorno dopo giorno la mia camera, ma anche la sua era infestata da fiori, alcuni marci a stare al chiuso, ma sempre sempre belli comqunue, per noi. Ora quello che contava era stringere la sua mano e stringerla per sempre. ![]() Comments (14)
TrackbacksThe trackback URL for this entry is: http://cid-c41d342d8cb8ee28.spaces.live.com/blog/cns!C41D342D8CB8EE28!111.trak Weblogs that reference this entry
|
|
|